Microsoft brevetta un software che fa «rivivere» i nostri cari che non ci sono più con un chatbot- Corriere.it

Parlare con i propri cari defunti. Creare un alter ego che si comporti esattamente come noi. Ridare vita, seppur solo virtualmente, ai pi illustri personaggi storici. Sembra fantascienza, invece sono solo alcune delle operazioni che promette di consentire un innovativo sistema di intelligenza artificiale progettato da Microsoft. Molto semplice l’idea alla base: utilizzare i dati degli individui, come per esempio immagini, registrazioni vocali, post sui social, messaggi elettronici, lettere scritte, eccetera, per allenare un chatbot (un software progettato per sostenere conversazioni con esseri umani, ndr) a dialogare assumendo la personalit della specifica persona. E la mente non pu che andare ai celebri avatar di James Cameron. Inquietante? Decisamente s. Ma niente paura: si tratta per il momento di un semplice brevetto, con tutta probabilit destinato a rimanere tale. Presentato dal colosso di Redmond l’11 aprile 2017 ma concesso soltanto il primo dicembre 2020, stato scovato nei giorni scorsi all’interno degli archivi dell’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti, suscitando fin da subito un misto di curiosit e apprensione. Come inventori vengono indicati Dustin I. Abramson e Joseph Johnson Jr., ma su Twitter stato direttamente Tim O’Brien, responsabile AI di Microsoft, a tranquillizzare tutti: Non preoccupatevi – ha scritto in riferimento alla scoperta del brevetto –. confermato che non c’ nessun piano di sviluppo per questo. Poi ha aggiunto: Ma se dovessi mai avere un lavoro come sceneggiatore di Black Mirror, sapr di poter andare sul sito dell’Ufficio brevetti e marchi per avere idee per la trama.

Come in un film

Il riferimento di O’Brien alla nota serie tv non casuale, in quanto nell’episodio Torna da me una ragazza di nome Martha, dopo aver perso il fidanzato Ash in un incidente stradale, interagisce con un suo clone creato proprio da un servizio online a partire dai dati rimasti sui suoi profili social. Ma con il chatbot di Microsoft ci sarebbero anche altre possibilit. Come si legge sul brevetto, infatti, l’individuo virtuale potrebbe corrispondere non solo a un’entit del passato, ma anche a una persona ancora in vita come un amico, un parente, un conoscente o una celebrit. Oppure – perch no – anche a se stessi. Facile immaginare quante implicazioni a livello di privacy comporterebbero tali procedimenti, a partire da un’adeguata espressione del consenso da parte degli interessati. In alternativa, sarebbe comunque anche possibile ideare un interlocutore immaginario con un carattere da modellare da zero. Proprio in quest’ottica, qualora il sistema non disponesse di abbastanza elementi per formare la personalit richiesta, li trarrebbe da profili giudicati affini.
Ma non finita qui, perch proprio come in Black Mirror Microsoft ha pensato anche a come dare forma al clone anche dal punto di vista fisico, prefigurando in tal senso l’utilizzo di modelli 2D o 3D che potrebbero essere generati usando immagini, informazioni di profondit e/o dati video associati alla specifica persona.

Il futuro ora

Va da s che una simile tecnologia aprirebbe scenari sconfinati, perfino pi ampi di quelli offerti dalla realt virtuale e dai pi sofisticati generatori di linguaggio. In questo caso, infatti, non ci si limiterebbe a visualizzare una figura dai movimenti predeterminati o a leggere testi composti replicando la scrittura umana: sarebbe la possibilit di interagire attivamente e ricevere feedback continui a costituire l’essenza della user experience. Molte dunque le analogie con chatbot come Replika, ma il fatto di poter ridare voce a personaggi realmente esistenti o esistiti renderebbe la questione ancor pi problematica dal punto di vista etico, aumentando il rischio di utilizzi distorti. E che dire dei pericoli di dissociazione dalla realt, sul modello del film Lei con Joaquin Phoenix? Tutte ragioni che fanno ben comprendere come mai Microsoft sia intenzionata a non tramutare il brevetto in un prodotto commerciale. Il fatto comunque che gli esperti del settore siano ormai in grado di progettare simili tecnologie d la misura delle enormi potenzialit gi raggiunte dell’intelligenza artificiale, definita non a caso dal Ceo di Google Sundar Pichai pi importante del fuoco e dell’elettricit. Una risorsa preziosissima, ma proprio per questo da maneggiare con cura: una sfida fondamentale nell’era della rivoluzione digitale.

25 gennaio 2021 (modifica il 25 gennaio 2021 | 16:26)

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Written by bourbiza

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