Startup innovative, al 31 dicembre erano quasi 12mila, più della metà in rosso

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Il rapporto trimestrale del Ministero dello Sviluppo Economico conferma sostanzialmente la tendenza osservata nel corso dei mesi precedenti

di Gianni Rusconi

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Il rapporto trimestrale del Ministero dello Sviluppo Economico conferma sostanzialmente la tendenza osservata nel corso dei mesi precedenti

3′ di lettura

Il consueto rapporto trimestrale elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con InfoCamere e Unioncamere, aggiornato a tutto il 31 dicembre 2020, conferma sostanzialmente la tendenza osservata nel corso dei mesi (e degli anni) precedenti. Numero complessivo delle startup innovative iscritte all’apposito registro in costante crescita, distribuzione territoriale che premia ancora una volta la Lombardia (in valore assoluto) e Trentino-Alto Adige (per densità di nuove imprese rispetto al totale delle società costituite negli ultimi cinque anni, scarsa rappresentanza delle startup femminili (sono solo il 13,1%) e, questo il parametro forse più importante, un fatturato medio che non raggiunge i 185 mila euro.
Un ulteriore indicatore di natura finanziaria, quello legato alla redditività, ci dice infine che il 52,6% delle startup innovative presenta bilanci in perdita (e anche questa non è una novità) e che le società in utile mostrano valori particolarmente positivi in termini di Roi e Roe (Return of investment e Return of equity). Lo stato di salute dell’ecosistema dell’innovazione italiano appare dunque stabile, non sembra aver particolarmente risentito del prolungato periodo di emergenza ma non offre neppure particolari segnali di vivacità, sicuramente auspicabili per accelerare il processo di digitalizzazione del sistema Paese.

I numeri principali del rapporto

La popolazione delle imprese innovative alla data dell’1 gennaio è salita a quota 11.899 unità, numero che equivale al 3,2% di tutte le società di capitali di recente costituzione e ancora in stato attivo, e in diminuzione dell’1,4%) rispetto al trimestre precedente. La Lombardia ospita oltre un quarto di tutte le startup censite (3.218, il 27% per la precisione) e la sola provincia di Milano il 19,2%: superano quota mille solo il Lazio (in gran parte localizzate a Roma) e la Campania, rispettivamente con 1.383 e 1.053 imprese. In fondo alla classifica figurano nell’ordine Basilicata (con 108 imprese), Molise (75) e Valle d’Aosta (22); quest’ultima però si colloca sul gradino più basso del podio (dietro Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) fra le regioni con la più elevata densità di startup innovative rispetto al totale delle società di recente costituzione.

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La popolazione dei soci a quota 56mila unità

Per quanto riguarda la distribuzione per settori di attività, invece, è ancora predominante la percentuale (di poco inferiore al 75%) di nuove imprese attive nel campo dei servizi alle imprese, e di queste più di un terzo sono impegnate nella produzione di software e consulenza informatica, mentre il 17,2% opera nel manifatturiero. Pur mancando ancora i dati sul numero dei dipendenti complessivi occupati nelle 12mila startup censite, è possibile comunque mappare la popolazione dei soci, là dove questo dato è disponibile: in totale parliamo di oltre 56mila soggetti, circa 300 in più rispetto al trimestre precedente e presumibilmente tutti o quasi coinvolti direttamente nell’attività d’impresa. In media ciascuna startup ha 4,8 soci, contro i 2 riscontrati tra le altre nuove imprese di capitali.

Fatturato medio in calo a 184mila euro

Venendo infine agli indicatori economici e finanziari, e premesso che i dati di bilancio attualmente accessibili (relativi al 2019) riguardano solo il 63,0% delle imprese iscritte attualmente nel registro, non ci sono come detto grandi differenze rispetto al recente passato. Il valore della produzione medio per impresa nell’esercizio considerato è di circa 184mila euro ed è in calo di oltre 16mila se confrontato al trimestre precedente mentre il fatturato complessivo ammonta a circa 1,4 miliardi, anch’esso in diminuzione. Dati, come si legge nella nota che accompagna il rapporto, che si spiegano sostanzialmente con lo stato embrionale di sviluppo in cui si trova la maggioranza delle startup registrate. Il 52,6% delle imprese, infine, presenta bilanci in perdita. Percentuale che non preoccupa più di tanto gli esperti, ma la sensazione che il nostro ecosistema sia ancora affetto da nanismo (per dimensioni delle nuove imprese e per volumi di fatturato espressi) rimane.

Per approfondire

Startup: investimenti stabili in Italia nel 2020, nonostante la pandemia

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Written by bourbiza

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