Trump bandito dai social, in 10 giorni crolla la disinformazione online- Corriere.it

La messa al bando di Donald Trump dai social network, in particolare da Twitter e Facebook, stata una delle notizie principali nel mondo della tecnologia in queste prime settimane del 2021. Una decisione controversa che ha trovato molti sostenitori e anche qualche critica, compresa quella della cancelliera Angela Merkel che ha espresso dubbi riguardanti gli effetti sulla libert d’espressione. A distanza di poco pi di dieci giorni per sono gi osservabili i primi risultati sul mondo social. A studiarli sono stati i ricercatori dello Zignal Labs che hanno poi condiviso i risultati con il Washington Post.

Numeri chiari

La prima statistica che emerge una diminuzione sostanziale del 73% della disinformazione riguardante le frodi, mai confermate o sostenute da prove tangibili, che avrebbero condizionato le elezioni di novembre portando Joe Biden alla vittoria. In una sola settimana dall’esclusione di Trump avvenuta l’8 gennaio si passati da circa 2,5 milioni di discussioni che facevano riferimento a questo tema, a un numero inferiore alle 700 mila. Ma allo stesso tempo cambiato anche il modo di comunicare online, sotto forma di hashtag. #FightforTrump, #HoldTheLine e #March for Trump, ampiamente usati nei giorni precedenti all’assalto dei supporter di Trump a Capitol Hill, sono quasi del tutto scomparsi con un crollo del loro utilizzo del 95%. In controtendenza invece i numeri riguardanti hashtag e frasi ricollegabili alla teoria del complotto conosciuta come QAnon. Una crescita del 15% che per si spiega con un’enorme esposizione mediatica avuta dopo i fatti del 6 gennaio e che ha portato gli utenti a parlarne ancora di pi.

Le motivazioni

Uno delle spiegazioni date dai ricercatori a questo sostanziale crollo della disinformazione legata alla struttura del mondo social, in cui esisteva una piramide di propagatori di questi messaggi al cui vertice per c’era sempre Donald Trump. Eliminato il punto cardine di questa gerarchia ecco che queste conversazioni sono diventate immediatamente pi deboli. A sostegno di questa teoria arrivano anche altre analisi. Innanzitutto la mole impressionante di retweet ricevuti da Trump, a prescindere dal loro contenuto effettivo. Un fenomeno che alcuni definiscono senza precedenti. A questo si aggiunge la cosiddetta teoria dei superdiffusori, ossia quegli account che da soli riescono a provocare un’ondata di bufale al di l delle aspettative. Uno studio di ottobre aveva gi sottolineato come 20 profili, compresi quello personale di Trump, erano responsabili di un quinto della disinformazione social riguardante l’imminente voto per le presidenziali.

21 gennaio 2021 (modifica il 21 gennaio 2021 | 09:08)

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Written by bourbiza

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