Da Milano a Palermo, lo stato della giustizia nell’anno del Covid. Bonafede: «Assunzioni nonostante la pandemia»

Roma snodo di affari leciti e illeciti

«Trova conferma che Roma, soprattutto il territorio metropolitano, ma anche l’area limitrofa e il basso Lazio, costituiscono, anche dal punto di vista mafioso, il teatro di una presenza soggettivamente plurima ed oggettivamente diversificata, a carattere certamente non monopolistico. Roma rappresenta uno snodo importante per tutti gli affari leciti ed illeciti». A dirlo il Procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, Antonio Mura. Che aggiunge: «Non c’è un solo soggetto in posizione di forza e dunque di preminenza sugli altri, ma sullo stesso territorio coesistono e interagiscono diverse soggettività criminali. Dunque, accanto alla vera e propria novità della presenza di organizzazioni mafiose di matrice autoctona, opera una composita galassia criminale, tanto nutrita quanto pericolosa, fatta di singoli o gruppi che costituiscono altrettante proiezioni, in senso ampio, delle organizzazioni mafiose tradizionali, della ‘ndrangheta, innanzitutto, di diversi gruppi di camorra, ma anche di Cosa Nostra».

Usura marchio doc della Capitale

«L’usura continua ad essere uno dei fenomeni criminali tipici, e perciò più diffusi, della Capitale – ha detto il Procuratore generale della Corte d’Appello di Roma -. Accanto ai soggetti che autonomamente si dedicano ai prestiti a tassi usurari (noti da sempre come “cravattari”), opera la criminalità organizzata che si dedica a questa attività criminale per mettere a reddito i capitali accumulati e nello stesso tempo penetrare nel tessuto economico della città». Secondo Mura, inoltre, «le indagini svolte nel 2020 hanno infatti consolidato la constatazione del sistematico ricorso, soprattutto da parte delle cosiddette nuove mafie, all’usura anche come mezzo di assoggettamento delle persone (sia quali privati sia quali soggetti economici cui nella fase finale espropriare l’attività per acquisirla di fatto) dello specifico segmento territoriale di operatività della singola associazione».

A Milano attività quasi paralizzata dal Covid

La pandemi ha quasi paralizzato l’attività giudiziaria, almeno secondo quanto evidenziato dalla neo procuratrice generale di Milano Francesca Nanni nel suo intervento per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il riferimento è in particolare al numero di udienze davanti alle Corti di secondo grado di giudizio. Confrontando il 2020 «con l’anno precedente nel periodo aprile-giugno», emergono «dati impressionanti: le udienze penali in Corte d’Appello diminuiscono del 73%, quelle davanti alla sezione minori del 33%, le udienze civili sempre in Corte d’Appello del 70». Ad aumentare sono solo «le udienze davanti al Tribunale di Sorveglianza» con un «+14%». È «difficile capire», aggiunge Nanni, «quanto tempo sarà necessario per ritornare ad una situazione normale». Quanto all’apertura di fascicoli negli uffici dei pm (a modello 21) si registra una diminuzione dell’8,4% dovuta alla contrazione delle notizie di reato e del 16,8% sulla definizione dei fascicoli. I dati su base annuale comunque fanno riscontrare una diminuzione “notevole” dell’attività, se si pensa che «le udienze penali in Corte d’Appello diminuiscono del 33% le impugnazioni di merito del 72% e del 60% i ricorsi in Cassazione».

La pandemia e le libertà individualiIl fenomeno pandemico ha «fatto emergere problematiche giuridiche sia nel settore civile sia nel settore penale: problematiche con le quali per molto tempo la giurisprudenza dovrà confrontarsi», come il «delicatissimo rapporto tra le libertà fondamentali e inviolabili del cittadino». Lo spiega il presidente reggente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei secondo cui tra le «problematiche» emerse con la pandemia ci sono una serie di libertà costituzionali toccate in questo periodo: «Il potere di ogni cittadino di circolare e soggiornare liberamente»; il «diritto di riunione»; il «potere di agire in giudizio»; il «diritto di svolgere l’attività economica privata» e il «diritto al lavoro». Dall’altro lato, c’è «la necessità dello Stato di limitarle per la tutela della collettività». Così nel diritto civile è emerso il problema degli inadempimenti dei contratti con necessarie rinegoziazioni e aggiustamenti giudiziali, mentre in quello penale i temi del «processo telematico» e della «sospensione dei termini di prescrizione».

A Palermo la mafia nigeriana ma Cosa nostra resiste

«Cosa nostra palermitana resiste alla pressione degli inquirenti impegnati costantemente in indagini che decapitano i mandamenti mafiosi». Per il presidente della corte d’appello di Palermo Matteo Frasca la nuova frontiera è però la mafia nigeriana «rispetto alla quale la Procura – dice Frasca – ha assunto, insieme con pochi altri, una funzione pionieristica». La principale fonte di reddito di Cosa nostra resta il traffico di stupefacenti, acquistati, di norma, dalle o con le organizzazioni calabresi e campane. La seconda è costituita dalle estorsioni. «Purtroppo, nonostante la meritoria attività di alcune associazioni antiracket, affidabili e realmente attive sul territorio – spiega -, rimane esiguo il numero delle vittime che, di loro iniziativa, denunciano gli autori delle estorsioni; sono più numerose quelle che, sentite al termine delle indagini, confermano il quadro probatorio già di per sé completo. Ma non è certamente irrisorio, ancora oggi, il numero di quelle che, anche di fronte all’evidenza, negano i fatti». «Particolare attenzione – denuncia il presidente della corte d’appello di Palermo – merita la composizione e la partecipazione alle associazioni antiracket perché la possibilità di infiltrazioni mafiose, assolutamente impensabile un tempo, è attualmente possibile». Frasca sottolinea il rischio di infiltrazione di cosa nostra nel settore delle slot machines e delle scommesse on line e la presenza mafiosa nel campo degli appalti.

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Written by bourbiza

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