Strinic tra medaglie e desideri: “Sarri fa giocare sempre gli stessi. Nel mio Milan qualcosa non andava. Mandzukic è un animale. Voglio giocare ancora”

(Photo by Claudio Villa/Getty Images for Lega Serie A)

Il mare che bagna Spalato è lo stesso di trent’anni fa, quando Ivan era un bambino che correva col pallone sulla sabbia. Poi si fermava per prendere fiato e fissava l’orizzonte oltre il quale c’era l’Italia di cui sentiva sempre parlare alla televisione. Ivan ha preso tutto dalla sua Croazia, un Paese piccolo che sogna in grande e che nell’estate 2018 ha sfiorato la vittoria della Coppa del Mondo, l’impresa più grande che possa essere compiuta col pallone tra i piedi. Strinic non dimentica le battaglie con Mbappé e Messi, combattute prima che un problema al cuore non lo mettesse fuori gioco, proprio quando il Milan gli aveva spalancato le sue porte dopo le stagioni alla Samp e al Napoli. Ivan non ha mollato, è tornato e oggi fissa il mare come faceva quando era un bambino, sperando che lo stesso orizzonte gli regali un altro sogno.

Ivan, che cosa fa oggi? 
Tante cose che quando giocavo non avevo tempo di fare. Sono a casa da un anno e mezzo, passo il tempo coi miei amici e con la mia famiglia. Ho tre figli e penso a loro. Non ho tempo per nient’altro. Mi alleno parecchio. Dopo tanti anni di carriera è normale prendersi un po’ di tempo per fare altre cose. Mi rilasso, sono sempre al mare, sono tornato a Spalato. L’ultimo anno non è stato facile: ho preso il Covid, sono rimasto a casa, per fortuna non ho avuto grossi problemi, solo un po’ di febbre che poi è passata.

Vuole giocare ancora?
Aspetto qualche buona possibilità. Vediamo che cosa succede. Qualche club mi ha cercato, mi sono arrivate piccole offerte, ma non mi sono piaciute. Per questa ragione non sono andato da nessuna parte e sono rimasto a casa qui in Croazia.

Le manca l’Italia?
Un po’ sì perché ci sono stato per quattro-cinque anni. Ho imparato l’italiano, anche se non al cento per cento. Mi piaceva la vostra gente, sono stato a Napoli, Genova e Milano. Ho lasciato tanti amici con cui ho vissuto bellissime cose. Mi manca la Serie A e come si vive da voi: Italia e Croazia sono simili per questo motivo mi sono trovato bene.

Lei da ragazzo è stato in Francia a Le Mans: che esperienza è stata?
Ci sono andato in prestito per un anno: arrivavo dalle giovanili dell’Hajduk Spalato. Poi sono rientrato in Croazia. È stato un anno duro, ero un ragazzo di 18 anni, vivevo e facevo tutto da solo in un altro Paese. Non è stato semplice, ma la ricordo come un’esperienza molto importante sul piano personale.

Lei ha giocato nel Dnipro con Kalinic: è stata una tappa decisiva della sua carriera?
Sono stato compagno di Nikola per tre anni e mezzo. Abbiamo fatto ottime cose insieme. In panchina c’era Juande Ramos, quel Dnipro era davvero una buona squadra. Abbiamo disputato una grande Europa League fino alla finale: io però avevo giocato solo il girone di qualificazione, a gennaio ero passato al Napoli perché mi aveva chiamato Benitez.

(Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Come stava a Napoli?
Benissimo. Quando ero arrivato al Napoli ero felice. Avevo deciso di lasciare Dnipro e l’Ucraina dove era scoppiata la guerra. Il mio contratto era scaduto, il club mi aveva proposto il rinnovo, ma io volevo andare via. E poi sognavo fin da bambino di giocare in Serie A. Mi piacevano il club e la gente, ma ho giocato meno di quanto pensassi. Benitez è andato via sei mesi dopo: con lui avevo giocato quasi tutte le partite, tranne qualcuna per infortunio. Poi è arrivato Sarri, io avevo un problema muscolare all’inizio della stagione e sono rimasto fuori un paio di mesi. Con Sarri è difficile rientrare, giocano sempre gli stessi. Allora ho detto al presidente De Laurentiis e al direttore sportivo Giuntoli che volevo andare via.

Ha lasciato Napoli perché temeva di perdere il posto in Nazionale?
Sì. Abbiamo giocato bene come squadra, per la mia carriera però pensavo fosse meglio andare via perché non avevo lo spazio che volevo. Anche il Ct della Croazia me lo aveva detto: giocando poco nel Napoli difficilmente sarei stato convocato. Dovevo scendere in campo: questo è stato il primo motivo che mi ha spinto a lasciare Napoli. Anche altri giocatori avevano avuto lo stesso problema con Sarri: ha 12-13 giocatori di riferimento, gli altri praticamente non esistono per lui.

Dopo il Napoli lei è andato alla Samp di Giampaolo: che stagione è stata?
Strana. I primi sei mesi sono stati perfetti: ho giocato tutte le partite, mi piacevano la città e la gente. Avevo un contratto di un anno. Quando ho visto che non mi parlavano per il prolungamento e che il direttore sportivo non mi cercava per discuterne, ho messo in allarme il mio agente: gli ho detto che dovevamo trovare un’altra squadra visto che la Samp non mi voleva. Ed è arrivata l’offerta del Milan.

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Written by bourbiza

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