Juve, Chiellini e Chiesa nuovi protagonisti

Giorgio è uno dei leader della Juve: “A gennaio siamo cresciuti tanto”. Fede a Marassi continua la sua ascesa

Dal nostro inviato Luca Bianchin

Federico e Giorgio, che condividono la radice del cognome e anche le radici toscane: da Firenze a Livorno, si fa in fretta. Federico, che all’esordio allo Stadium con la Fiorentina era così sconosciuto da venire bloccato fuori dallo spogliatoio, e Giorgio, che di quello spogliatoio ha le chiavi nel mazzo di casa. Federico che è arrivato alla Juve per ultimo e Giorgio che è qui da una vita. Federico Chiesa e Giorgio Chiellini sono le facce della vittoria della Juve a Genova e ognuno scelga la storia che preferisce. Se vi piacciono i romanzi di formazione, prendete Chiesa, che a gennaio aveva già segnato tre gol e ieri ne ha aggiunto uno nello stadio di papà. Se vi piacciono le saghe beh… Chiellini.

voce della coscienza

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Il 3 qui ha la precedenza perché è stato il migliore in campo e perché nasconde una magia nel suo incedere scomposto: è la voce della coscienza della Juventus. In questo mondo di Instagram, in cui sempre conta apparire (e apparire bene, prego…), Giorgio Chiellini ha un ruolo che nello sport per fortuna ancora esiste: il leader vocale, che non prende le copertine ma risolve i fine settimana della squadra. Ascoltatelo durante la partita, quando deve tenere svegli i compagni, tenere alto il morale di Bernardeschi entrato in una situazione delicata («Bravo Fede!») o evitare l’ultimo calo di tensione («Due minuti a tutta!»). Con lui in campo, non per caso, la Juve non ha subito gol contro Napoli, Bologna e Samp, evento occorso solo sei volte da settembre a gennaio.

361 come furino

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Quando Quagliarella ha calciato a pochi passi da Szczesny, nella migliore occasione della Samp, è arrivato lui in scivolata, perché a volte non serve essere i più veloci, è più importante riconoscere il pericolo e reagire in fretta. «A gennaio siamo cresciuti tanto – ha detto Chiellini dopo il 90’ -. Abbiamo portato la partita fino alla fine ma l’atteggiamento è giusto. La squadra c’è e ci siamo quasi tutti, manca solo Paulo. Il campionato è una cronometro». La carriera, invece, una maratona: Giorgio ieri ha raggiunto Furino a 361 partite con la Juve, è il quinto bianconero di sempre dopo Scirea, Boniperti, Del Piero e Buffon.

undici titolari

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Chiellini ieri ha fatto un riferimento alla lotta scudetto che avrà rincuorato gli juventini preoccupati dalle sue frasi di due settimane fa sui cicli che finiscono. Pirlo invece ha guardato meno lontano, a Inter-Juve di martedì: «E’ importante perché è una semifinale, non perché è una rivincita. Non ho mai avuto dubbi dopo la partita di San Siro, una serata no capita». Sulla Samp, qualche sorriso: «Abbiamo fatto una grande gara, dispiace non averla chiusa prima. Abbiamo trovato la fisionomia, andiamo avanti per la nostra strada. Ronaldo? Non è importante che segni sempre, ha fatto un bell’assist e va bene così». La frase più significativa, tra tutte, è quella sulla fisionomia: la Juve ora è l’undici di ieri, con De Ligt che ruoterà più Rabiot come alternativa in mezzo. Quasi una squadra-tipo.

il figlio del lattoniere

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In quella squadra tipo, a sinistra corre Federico Chiesa, figlio di Enrico, diventato un calciatore da 22 gol in A nel 1996, quando aveva una maglia blucerchiata e un Europeo all’orizzonte. Enrico è cresciuto a Mignanego, a 18 chilometri dallo stadio, da ragazzo faceva il lattoniere e nel 1990, quando aveva vent’anni, sentì questa frase da Vujadin Boskov: «Chiesa diventerà un mito». Non poco. Nello stesso stadio in cui segnava papà, Federico si è confermato fondamentale per la Juve. Ha segnato un gol bello per il suo movimento – dritto in area – e per la costruzione di squadra. Pirlo ha apprezzato: «Federico ha portato energia, freschezza, fame. Si è approcciato con grandi campioni e partite importanti, è entrato magari un po’ in punta di piedi ma adesso è libero di testa e si è sbloccato». Si è sbloccato e sembra poter completare la metamorfosi mancata da Bernardeschi: da talento a campione. Roberto Mancini, che da calciatore della Samp battezzava papà Enrico come «potenziale fenomeno», tra quattro mesi inserirà suo figlio in una lista da consegnare alla Uefa. Dietro la pioggia di Genova, un altro Chiesa vede un Europeo all’orizzonte.

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Written by bourbiza

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