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L’Inter si coccola un Barella top: nel 2016 Mancini già sapeva…

Nessun centrocampista italiano rende quanto Nicolò: il c.t., ai tempi tecnico nerazzurro, iniziò a seguirlo quando giocava nel Como in Serie B

La cosa più bella nell’ammirarlo di questi tempi è la testa: dura, durissima da buon sardo, pure tanto leggera da permettergli di osare e provare qualsiasi tipo di giocata: personalità da vendere, fisico da lottatore – nonostante i 172 cm di altezza – e un piede niente male, che pare migliorare partita dopo partita. Nicolò Barella è diventato un centrocampista “totale”, termine fin troppo utilizzato (e quindi banalizzato) nel calcio attuale, spesso a sproposito: perché pochi, effettivamente, lo sono. Non Nicolò, sul quale possiamo azzardare senza correre il pericolo di essere smentiti: oggi, nel ruolo, è il migliore del nostro calcio. Vero, lì in mezzo non stiamo passando un momento particolarmente felice della nostra storia e la concorrenza non è quella dei tempi d’oro, ma il buon Nic avrebbe potuto sgomitare anche qualche anno fa, con i giganti del ruolo.

MANCIO, OCCHIO ATTENTO – Qualcuno, nel luglio 2019, storse il naso leggendo le cifre dell’operazione chiusa con il Cagliari: prestito oneroso a 12 milioni di euro con obbligo di riscatto a 25 più bonus per un massimo di ulteriori 12. Suning non ebbe dubbi e firmò l’assegno, eliminando dalla corsa una Roma ormai convinta di averlo in pugno. Troppi soldi? Forse, ai tempi. Ma “diamo tempo al tempo”, dice chi ci vede lungo. E infatti, Barella ha superato le attese e oggi vale almeno 60 milioni. Troppi? Macché… Classe 1997, il 7 febbraio spegnerà la candelina numero 24 e il futuro è dalla sua parte: chi in Italia (e forse in Europa) ha un potenziale così elevato con ancora 8-9 anni davanti al top? Nicolò sarà un titolarissimo della Nazionale di Mancini al prossimo Europeo, probabilmente in mediana al fianco di Jorginho. Ah, il Mancio: quanto ne sa di calcio. Talento purissimo da calciatore, occhio attentissimo da allenatore. Da sempre. E si torna al maggio 2016, momento del primo sondaggio dell’Inter.

I TEMPI COMASCHI – Il mister chiudeva la seconda stagione in nerazzurro dopo il ritorno, Barella i cinque mesi di prestito in un Como retrocesso, nel quale riuscì comunque a mostrare le proprie potenzialità: furono 16 le presenze in B con i lariani, giocate tutte da titolare. Era di proprietà del Cagliari, primo a quota 83 punti che, ovviamente, decise di riportarlo a casa in vista della Serie A. Il Mancio lo fece seguire, più di una volta il d.s. Ausilio prese posto al Sinigaglia per visionarlo dal vivo: furono le prime volte, da quel momento l’Inter continuò a studiarlo aspettando il momento migliore per affondare. Cambiò la proprietà (via Thohir, ecco Suning), non l’interesse per il ragazzo.

ORA L’ULTIMO STEP – Passarono altri tre campionati, giocati da titolare con il Cagliari: 28 match nel 2016-17, 34 con sei gol nel 2017-18, 35 e uno nel 2018-19. Sette centri in tre anni non sono un numero clamoroso, idem i quattro nella stagione d’esordio con l’Inter considerando tutte le competizioni (un capolavoro il destro a giro contro l’Hellas). Questo è l’aspetto in cui dovrà crescere (quest’anno ha esultato due volte), i guru del calcio sono certi che il centrocampista top dovrebbe chiudere (almeno) a 10: quota ancora lontana dai suoi standard, ma tant’è. Nicolò corre e lotta sempre, non sempre arriva nella zona calda con i polmoni pieni di ossigeno: l’età è nettamente dalla sua parte, avrà il tempo per gestirsi all’interno dei 90’ e osare di più davanti alla porta. A quel punto potrà ambire a essere uno dei top in Europa. Per intanto – e dici poco – lo è in Italia

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Written by bourbiza

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