«Troppa improvvisazione nella campagna vaccinale. Usiamo volontari e soldati»- Corriere.it

«Siamo in piena emergenza, ma vedo ancora troppa improvvisazione. A un anno dalla dichiarazione dello stato di emergenza dico che se vogliamo battere questo virus non possiamo permetterci altri errori. Rischiamo di pagarli a caro prezzo». La strada indicata da Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, è dritta.

Che cosa è mancato finora?
«Io partirei da quello che abbiamo fatto, ed è tanto. Siamo stati travolti da un tremendo tsunami che ha sconvolto sistemi e strutture spesso non preparati a vivere emergenze così devastanti. L’intera popolazione ha affrontato in maniera straordinaria durissime prove che hanno modificato totalmente le nostre relazioni sociali. Purtroppo questa pandemia ha messo in evidenza le fragilità dei sistemi sociale e sanitario causate da decenni di abbandono e di scarsi investimenti politici ed economici».

L’errore più grave?
«L’assenza della medicina del territorio oltre all’incapacità e all’impreparazione del sistema a vivere situazioni di emergenza. La gestione delle crisi non si improvvisa, mai. O sei preparato o soccombi e ne sei travolto».

La campagna vaccinale è in ritardo. Possiamo farcela?
«Più che ritardo vedo ancora molta improvvisazione e poca preparazione del territorio nell’affrontare la campagna vaccinale. Non ho elementi per giudicare se abbiamo fatto tutto ciò che era necessario fare o se avremmo potuto fare di più o meglio; gran parte di quei dossier sono secretati, non mi permetto quindi di giudicare. Vedo però disordine e cattiva gestione del processo: i furbi del vaccino, la scarsa informazione sulle prospettive, la poca comunicazione dedicata a fasce diverse della popolazione».

Riusciremo a raggiungere l’immunità di gregge?
«Finora le vaccinazioni sono state effettuate in luoghi protetti e destinate ad una popolazione ben individuata, sanitari e persone residenti nelle Rsa. Non posso immaginare cosa succederà quando dovremo andare a vaccinare persone non deambulanti, anziani che non hanno un pc per accreditarsi. Non mi pare di aver visto una banca dati nazionale, sento molta preoccupazione tra i medici di famiglia. Prevale infine una narrativa negativa, dove i no vax hanno facile sopravvento».

Che cosa bisogna fare?
«Usare la Protezione civile e i suoi volontari e con le sue migliaia di organizzazioni presenti in modo capillare sul territorio, che dovranno ovviamente interagire con il sistema sanitario territoriale, i militari, la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza. Soltanto questo sistema ha le risorse e le capacità logistiche e sanitarie per affrontare una campagna di questa dimensione».

Il sistema a fasce colorate sta funzionando?
«Se vuoi consentire alla gente di continuare a vivere, questa è la soluzione».

Non sarebbe stato meglio un lockdown limitato?
«I pontefici del lockdown lo fanno normalmente dall’alto della loro condizione sociale privilegiata. Ci sono milioni di persone in estrema sofferenza, milioni di aziende che chiudono gettando nella disperazione famiglie che non hanno più reddito. Lo Stato interviene con sussidi parziali, che però non possono supplire alle innumerevoli esigenze quotidiane».

Spesso la politica non vi ha seguito.
«È vero, e molte decisioni della politica centrale e periferica non mi hanno convinto. Penso all’euforia incontrollata dell’estate “liberi tutti”, dove politici locali si sono distratti in modo vergognoso rispetto alle raccomandazioni sulla criticità del momento. Oppure alle elezioni di settembre, svolte in coincidenza con l’inizio dell’anno scolastico. Penso ai clamorosi ritardi nell’affrontare la riorganizzazione della scuola. Per finire con le incredibili decisioni prese da singoli governatori nel totale disprezzo dell’interesse del Paese intero».

Il Cts è stato usato per giustificare scelte politiche?
«Ci hanno provato e giudico questo atteggiamento in un’ottica di debolezza della politica. Una debolezza che ricerca nella dimensione scientifica soluzioni a problemi che sono e devono rimanere squisitamente politici».

Dopo la crisi ci sarà un nuovo governo. Vuole indicare quali sono le priorità?
«Scegliere i settori da far ripartire. Al di là di chi saranno i componenti mi auguro che si riesca a conservare il collegamento diretto tra il Cts e le strutture operative in modo da prendere decisioni rapide ed efficaci. Ma la vera priorità è il rigore: se allenteremo il controllo della curva epidemica perderemo questa guerra».

31 gennaio 2021 (modifica il 31 gennaio 2021 | 07:06)

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Written by bourbiza

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