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Un campionato senza certezze. E quindi bellissimo

Parenti serpenti, anche all’ombra del Vesuvio. Il faticoso successo sul Parma (2-0) non chiude il duello a distanza tra Gattuso e De Laurentiis. Se non fossimo ormai a febbraio si potrebbe parlare di cinepanettone. «Qui prendo schiaffi tutti i giorni» ha detto Rino riferendosi ai contatti che il presidente partenopeo ha preso con altri allenatori non fidandosi del suo che, comunque, è quinto in classifica e l’anno scorso ha vinto la Coppa Italia.

Che dire? De Laurentiis è riuscito perfino a litigare con Ancelotti, figuriamoci con Gattuso. Anche qui ci vorrebbe un mediatore di altissimo profilo, ma Fico ha già altre gatte da pelare. E di “responsabili”, a parte il povero Gattuso, non se ne vedono….

Tutt’altra aria tira a Milano. A guidare la classifica (46 punti) infatti c’è sempre il Milan. Tra una mazzata e l’altra (Atalanta in campionato, Inter in Coppa Italia) veniva dato alla deriva, un fenomeno residuale dopo un fantastico girone d’andata. Anche Ibrahimovic, dopo l’imbarazzante chiassata con Lukaku, sembrava ormai fuori giri. Invece, a Bologna , nuovo colpo di scena: pur sbagliando un rigore, lo stesso Ibra trascina i rossoneri al successo (2-0) rimettendoli in pista dopo il testa coda con l’Atalanta. Una vittoria sofferta negli ultimi venti minuti, ma fondamentale per rispondere al fragoroso 4-0 dell’Inter sul Benevento. Due vittorie diverse, sia chiaro: in discesa quella nerazzurra, con qualche ansia quella rossonera. Però, il segnale del Milan agli altri naviganti è forte e chiaro: «Eh, già, sono ancora qua», come canta Vasco Rossi quando qualcuno lo dà per bollito.

Ora bisognerà vedere. Normalmente, verrebbe da dire che il calendario dei ragazzi di Pioli nelle prossime partite è più favorevole. Ma poiché ogni previsione in un campionato così liquido è labile, è meglio lasciar perdere. Diciamo che il Milan, in attesa di Bennacer e Calhanoglu, mostra ancora qualche crepa, soprattutto dalla parte di Teo Hernadenz, non pienamente recuperato. Però, mantenendo il comando, sembra uscito dal gorgo. E sembra aver recuperato quella famosa autostima che, come il buon senso, tutti nominano ma pochi possiedono.

Solo due segnalazioni: la prima è per Ibra: oltre a frenare i suoi feroci istinti da maschio Alfa, è bene infatti che la smetta di battere i rigori. Anche lui invecchia, se ne deve fare una ragione. L’altra notazione riguarda il risveglio di Erikssen. Adesso, dopo la magistrale punizione del derby, è diventato un fuoriclasse intoccabile. Decisivo anche con il Benevento. Ma allora? Perchè così tanto tempo prima di dargli fiducia? Forse Conte, dopo tutto questo teatrino, un minimo di autocritica potrebbe farla. O no?

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Written by bourbiza

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