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Myanmar, la Cina blocca la condanna Onu

Servizioil ritorno dei generali

Pechino mette il veto alla una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Nessuna notizia di Aung San Suu Kyi

di Gianluca Di Donfrancesco

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Un gruppo di oppositori calpesta la foto del generale Min Aung Hlaing , capo dell’esercito del Myanmar

Pechino mette il veto alla una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Nessuna notizia di Aung San Suu Kyi

2′ di lettura

Il regime di Pechino ha bloccato la condanna Onu contro il golpe in Myanmar. Il Consiglio di sicurezza si è riunito martedì 2 febbraio, con l’intento di chiedere il ripristino della democrazia nel Paese, il rispetto dei diritti umani e il rilascio di tutti i prigionieri politici, a cominciare da Aung San Suu Kyi, presa in custodia lunedì all’alba dall’esercito. Da allora non si è più avuta notizia né conferma ufficiale del suo luogo di detenzione. Secondo alcune fonti, sarebbe detenuta nella sua abitazione.

Nella più grande città del Myanmar, Yangon, però, i segni di resistenza e disobbedienza civile sono aumentati, in risposta all’appello lanciato da Suu Kyi a non arrendersi ai generali. Il personale di 70 ospedali e reparti medici in 30 città in tutto il Paese ha interrotto il lavoro come forma di per protesta, secondo una dichiarazione del Movimento di disobbedienza civile del Myanmar pubblicata su Facebook.

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Come previsto, Pechino ha fatto valere il suo potere di veto per difendere il Myanmar, ne dà notizia la Bbc. Alla vigilia della riunione del Consiglio di sicurezza, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Christine Schraner, aveva condannato fermamente il golpe dei generali dopo il rifiuto di accettare l’esito delle elezioni generali di novembre. Già nel 2017, la Cina, principale partner e protettore del Myanmar, lo aveva protetto da qualsiasi iniziativa del Consiglio di sicurezza in seguito alla pulizia etnica ai danni dell’etnia rohingya.

È invece arrivata la condanna del G7: «Noi, i ministri degli Esteri del G7 di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti e l’Alto rappresentante dell’Unione Europea, siamo uniti nel condannare il colpo di Stato in Myanmar». I ministri hanno invitato i militari a porre fine allo stato di emergenza e consentire l’accesso dgli aiuti umanitari senza restrizioni.«Chiediamo di ripristinareil Governo democraticamente eletto, liberare tutti coloro che sono stati ingiustamente detenuti e rispettare i diritti umani e lo stato di diritto», recita la dichiarazione.

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Written by bourbiza

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