Al welfare soccorso da 4 miliardi. Cig, proroga light per l’industria

IPOTESI SUL TAVOLO

Allo studio prolungamento di 18 settimane della cassa Covid per il terziario e di quattro settimane per manifattura e edilizia. Stop ai licenziamenti con ammortizzatori

di Giorgio Pogliotti, Marco Rogari

Ristorazione, persi 578.000 posti di lavoro. Fatturato -10 mld

Allo studio prolungamento di 18 settimane della cassa Covid per il terziario e di quattro settimane per manifattura e edilizia. Stop ai licenziamenti con ammortizzatori

3′ di lettura

Per la proroga della cassa Covid spunta l’ipotesi di un doppio regime: altre 18 settimane per le piccole imprese di terziario e artigianato, che scenderebbero a 4 settimane per industria ed edilizia. I licenziamenti resterebbero vietati durante il periodo d’utilizzo della Cig per l’emergenza. È questa una delle principali opzioni allo studio del governo per la definizione del decreto Ristori 5, che, tra l’altro, garantirà un “soccorso” di cassa di 4 miliardi all’Inps per coprire la crescita delle integrazioni al reddito e delle prestazioni previdenziali nel 2021.

La diversa modulazione della proroga nel Dl Ristori 5, dunque, modificherebbe lo schema tracciato dal governo in occasione della legge di Bilancio 2021, quando è stato prolungato il blocco dei licenziamenti, con la garanzia che la cassa Covid sarebbe stata prorogata per tutti per 12 settimane a titolo gratuito: sia per le imprese (in primis industria ed edilizia) che continuano a versare i contributi per la cassa ordinaria e straordinaria (tra Cigo e Cigs equivale a circa il 2,5% del monte retribuzioni lordo) senza peraltro utilizzarla (quasi il 99% delle ore di cassa autorizzate sono per cassa Covid), sia per quelle (soprattutto del terziario) su cui non grava invece la contribuzione.

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Stop licenziamenti, proroga in tre casi

I tecnici del governo stanno facendo i conti, considerando che il “tiraggio”, ovvero l’utilizzo effettivo della cassa integrazione lo scorso anno, oscillava intorno al 41% delle ore autorizzate dall’Inps. Verrebbe comunque confermata la deroga al blocco dei licenziamenti per tre casi: fallimento, cessazione dell’attività, accordo aziendale con i sindacati per gli esodi incentivati. Nel governo, tuttavia, vi sono diverse sensibilità. In vista della scadenza del 31 marzo del blocco dei licenziamenti (in vigore dallo scorso 17 marzo) i sindacati fanno pressing per una nuova proroga generalizzata, alla quale guarda con favore l’attuale ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo.

Gli ammortizzatori restano insomma uno dei cardini attorno ai quali ruoterà il decreto Ristori 5 che vedrà la luce dopo il via libera delle Camere, atteso mercoledì 20 gennaio, al nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi. Anche se i tempi per il varo del Dl sembrano allungarsi dopo che nei giorni scorsi era circolata l’ipotesi di un Consiglio dei ministri già la sera stessa del 20 gennaio. Ma con tutta probabilità il testo approderà a Palazzo Chigi solo alla fine della prossima settimana, se non addirittura all’inizio di quella successiva.

“Soccorso” all’Inps causa ammortizzatori

Il decreto Ristori 5 muoverà 50 miliardi in termini di saldo netto da finanziare di cassa, con una ricaduta di 40 miliardi sulla competenza, che serviranno anche a garantire un “soccorso” di 4 miliardi all’Inps. Questa operazione si è resa necessaria per far fronte a spese per ammortizzatori, Naspi e prestazioni previdenziali già stimate in crescita nel 2021 rispetto a quelle preventivate e assorbite nel “tendenziale”, a prescindere dal rifinanziamento da 5,5 miliardi messo ora in conto per la Cig, che assorbirà una fetta cospicua del capitolo “sostegni” del decreto. Aggiungendo le risorse per sanità (4 miliardi), reddito di cittadinanza (1,2 miliardi, che vanno a sommarsi ai 4 miliardi fino al 2029 stanziati dalla legge di Bilancio), enti territoriali (2 miliardi) e trasporti (1 miliardo) e quelle per Protezione civile e forze dell’ordine, l’asticella sale a 5 miliardi.

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Written by bourbiza

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