Chi è Mohammed bin Salman, detto Mbs, il principe ereditario saudita- Corriere.it

Quando suo padre, l’ottantaduenne Salman, diventato re nel 2015, i diplomatici hanno cominciato a chiamare il principe Mohammed bin Salman Mr. Everything, perch gestiva tutto, dalla Difesa all’Economia. Diventato principe ereditario (scalzando il cugino) a soli trentatr anni nel 2017, ha annunciato di voler portare l’Arabia Saudita nel XXI secolo. A differenza di molti rampolli reali, Mohammed bin Salman — identificato spesso con le sue iniziali, MBS — non aveva studiato all’estero ma in patria, cementando il suo potere al fianco del padre quand’era governatore di Riad, e preferiva parlare arabo anche se capisce l’inglese. Venne descritto come un leader naturale, un lavoratore instancabile (16 ore al giorno), bench anche amante dei party in yacht. In lunghe interviste con l’Economist e Bloomberg citava Winston Churchill e Sun Tzu come ispirazioni perch insegnano a trasformare le avversit in opportunit. Spiegava di avere una sola moglie, perch i sauditi di oggi non hanno pi tempo per la poligamia. Non difficile capire perch questo giovane impaziente, cos dirompente rispetto all’anziana Casa Reale abbia avuto subito tanti fan occidentali. Gi prima dell’alleanza con il presidente Donald Trump e il genero Kushner, nella Casa Bianca di Barack Obama il segretario di Stato John Kerry intuendone l’ascesa inarrestabile cerc di fargli da mentore.

Ma MBS non si mai definito un democratico. In visita alla Silicon Valley avrebbe spiegato che il vantaggio di un monarca assoluto che pu fare in un passo solo tutti i cambiamenti che ne richiederebbero dieci in una democrazia. Il suo piano economico, Visione 2030, rivela un’autentica convinzione che senza una diversificazione dell’economia al di l del petrolio e maggiore occupazione, anche femminile, e senza intrattenimento per i giovani sauditi non c’ futuro. Crediamo che l’Islam preveda per le donne pi diritti di quelli che finora hanno ottenuto, disse all’Economist. Gli stadi vengono aperti per la prima volta anche alle donne, si moltiplicano i caf misti, i cinema proibiti dagli anni Settanta vengono autorizzati a proiettare film, le saudite possono finalmente guidare, si annuncia la costruzione di NEOM, una citt innovativa ad energia pulita nel deserto. Ma restano ombre sulla libert di espressione dei media e sui dissidenti politici. Dalla guerra in Yemen fino agli arresti di critici islamisti e laici, e alla reclusione al Ritz di decine di miliardari (inclusi membri della famiglia reale accusati di corruzione), il principe MBS ha rivelato — denuncia il Committee to Protect Journalists— che nella nuova Arabia l’unica voce che si sente la sua.

Le attiviste dei diritti femminili arrestate

Gli arresti di giornalisti e critici non si sono fermati, anzi proprio mentre venivano applicate le riforme di MbS, storiche attiviste dei diritti femminili sono state messe in carcere. Tra loro Loujain Al Hathloul, una di 17 attivisti per i diritti umani — quindici donne, due uomini — arrestati nel 2018 (mentre il Regno metteva in atto riforme come la guida dell’auto per le donne) con l’accusa di minare la stabilit con l’assistenza economica di entit straniere e sovvertire le tradizioni nazionali e religiose. Cinque di loro restano in prigione: Samar Badawi, Naseema al-Sada, Nouf Abdulaziz, Maya’a al-Zahrani e la stessa Loujain che secondo i familiari stata sottoposta a torture e aggressioni sessuali.

L’assassinio di Jamal Khashoggi

Il 2 ottobre 2018 il giornalista Jamal Khashoggi stato brutalmente assassinato all’interno del consolato saudita di Istanbul per mano di un team di quindici agenti arrivati in Turchia su due aerei privati. Khashoggi non era un dissidente: amava la sua patria, non voleva rovesciare la monarchia, aveva persino elogiato alcune riforme di MbS (come il diritto alla guida per le donne) ma aveva denunciato l’ipocrisia di altre sul Washington Post, per cui scriveva dopo aver lasciato il Regno. Voleva di pi: pensava di creare un think tank per classificare le monarchie del Golfo sulla base del rispetto della democrazia, discuteva di contrastare la propaganda online di Riad. E aveva stretto rapporti con entit percepite come nemiche dall’Arabia Saudita: funzionari turchi e un’organizzazione finanziata dal Qatar.

Il caso Bezos

Anche il proprietario del Washington Post, il miliardario Jeff Bezos, sarebbe stato preso di mira da spyware saudita: a suggerirlo stata la perizia forense del suo cellulare condotta dopo che un tabloid aveva pubblicato i suoi sms, mettendolo in imbarazzo con la rivelazione di una relazione extraconiugale. Sarebbe stato un video inviato via WhatsApp a Bezos dal principe MbS in persona (i due si erano conosciuti per discutere di affari) a contenere il malware che ha fatto da grimaldello per il furto di dati personali. Due esperti dell’Onu per i diritti umani sono arrivati a dire che sospettano che l’obiettivo di Riad fosse di influenzare, se non di censurare gli articoli critici usciti sul Washington Post. Una dei due esperti Agns Callamard, relatrice speciale dell’Onu per le esecuzioni extragiudiziali, che in un altro rapporto ha chiesto di indagare ai vertici (incluso MbS) per l’omicidio di Khashoggi, mentre la monarchia ha cercato di chiudere la vicenda con la condanna di 8 agenti dei servizi segreti deviati.

29 gennaio 2021 (modifica il 29 gennaio 2021 | 15:38)

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Written by bourbiza

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